Il nome che avevo scelto per questo blog nasceva spumeggiante e carico di “stile”.
Poi è arrivata la pandemia e tutto è cambiato. Lo trovavo così inadatto alla realtà che stavo vivendo da non sentirlo più mio, intorno tutto mutava e “lui” perdeva del senso che mi aveva ispirata. Si doveva trasformare. E così sono stata rapita dal “fascino dell’obliquità”.
Nel giro di un paio di mesi la pandemia ci ha spediti in un “tempo” nuovo.
Tutti gli esseri viventi del pianeta sono stati catapultati in una nuova e inimmaginabile epoca che spariglia le carte e ci esorta a cambiare atteggiamento, approccio, modo di pensare. Ciò che valeva prima ora è messo in dubbio, in tutti i campi e in tutti gli ambiti.
Quando qualcuno dice questo lo so fare anch’io, vuol dire che lo sa rifare altrimenti lo avrebbe già fatto prima.
Bruno Munari artista, designer, scrittore
Ecco, dobbiamo trovare un nuovo modello di pensiero e nuovi approcci che ci consentano di “fare” più che di “rifare” perché ora, più di prima, viviamo in una realtà in profonda trasformazione, fatta di circostanze in perpetuo mutamento. Dobbiamo veramente concentrarci sul momento del cambiamento senza guardarci indietro a ritrovare stili già praticati.
Questo “dopo” ci suggerisce di adottare un atteggiamento molto affascinante, un modo alternativo di pensare e di progettare, quello obliquo.
In questo momento di cambiamento così radicale, ho scelto di concentrarmi su questo tipo di atteggiamento creativo.
Qui dialogheremo di Interior Design con un occhio attento alla ricerca della diversità. Osserveremo con curiosità ed emozione la città, l’architettura, il quotidiano, le persone, gli stili di vita, il sociale, l’arte e il design, l’abitare, e ne interpreteremo i cambiamenti cercando di stare in contatto con i nuovi trend.
Osservare con una prospettiva diversa.
Sono certa che guardare le cose da una prospettiva diversa, con un approccio di esperimento e di scoperta, non diretto ma obliquo, può offrirci stimoli e ispirazione e aiutarci a meglio comprendere ciò che ci circonda e ciò che sarà.
Manshausen Island, Steingen, Norway
Photo courtesy of @niki_csanyi and @lilyroseManshausen Island, Steingen, Norway
Photo courtesy of @petermckinnon
Brancoliamo in un oceano di complessità dove ad ogni secondo ciò in cui siamo immersi è qualcosa di nuovo. L’obliquità riconosce l’universalità dell’incertezza e della complessità e si basa sulla sperimentazione continua perché la natura umana e le circostanze cambiano di continuo, e solo attraverso la sperimentazione possiamo comprenderle.
Il pensiero obliquo ci suggerisce che la strada più breve spesso non è una linea retta.
John Kay economista
Le aziende con i maggiori profitti non sono quelle più orientate al profitto.
Lo sostiene l’economista John Kay: “Boeing ha creato l’azienda aeronautica grazie all’amore per gli aerei, non a quello per il profitto: l’approccio obliquo alla redditività ha prodotto risultati spettacolari.” O ancora “La via più breve per attraversare l’America è stata trovata dai cercatori d’oro, non dagli esploratori degli oceani. La scoperta della felicità, proprio come la scoperta di un nuovo territorio, di solito è obliqua.”
“La felicità è dove la troviamo, non dove la cerchiamo.”
John Kay economista